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SEMAFORO INTELLIGENTE. MA NON TROPPO.

ANCHE IL CONTROLLO ELETTRONICO DEL PASSAGGIO COL ROSSO DEVE AVERE UNA PROPRIA OMOLOGAZIONE CHE ATTESTI IL CORRETTO UTILIZZO MA SOPRATUTTO LE IMPARZIALI RILEVAZIONI.

Mentre ormai tutti o quasi gli utenti della strada sanno cosa sia un autovelox o un T-Red (l’apparecchio che rileva automaticamente il passaggio vietato con la luce rossa del semaforo), non tutti conoscono il loro “nipotino” tecnologicamente più avanzato, il Velocar Red&Speed. Come si può intuire dal nome, si tratta di un dispositivo in grado di leggere sia la velocità che il passaggio con il rosso che infine il superamento della linea d’arresto da parte di un veicolo. Un vero incubo, insomma, per chi si avvicina a un impianto semaforico, premesso che è sempre buona regola farlo con prudenza e nelle condizioni legali e ottimali di velocità.


Ma non sempre la colpa sta dalla parte di chi guida. Una recente sentenza del Giudice di Pace di Pescara, infatti, ha dato ragione a un autotrasportatore che contestava la rilevazione del passaggio col rosso, sanzionata dalla Prefettura di Pescara. INFRAZIONE PESANTE che è punita dall’art. 146/3 del Codice della Strada e che, oltre alla sanzione pecuniaria, comporta la decurtazione di ben 6 punti dalla patente.


Il giudice ha ritenuto prevalente la questione basata sull’omologazione del dispositivo, che infatti risultava come tutti questi apparecchi elettronici, approvato dal ministero dei trasporti e delle infrastrutture ma non omologato dal ministero dello sviluppo economico.


Nel verbale elevato dalla Polizia di Montesilvano (PE), si leggeva che il rilevatore automatico del rosso, era stato omologato con decreto del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti n. 4614/2013 e successive estensioni. Ma negli atti processuali, mentre la Prefettura ha in effetti esibito quel decreto, che approva il Velocar e la sua installazione, non c'era traccia del provvedimento di omologazione, che è tutt’altro documento.


Quanto appena detto, prassi frequente delle Pubbliche Amministrazioni, è un palese atto di "prepotenza verso il cittadino". Infatti, indicando nei verbali "la presunta omologazione" poi effettivamente mai avventuta e mai attestata, risulta essere a nostro avviso, una falsa attestazione in atto pubblico - "Chiunque attesta falsamente in un atto pubblico, fatti dei quali l'atto è destinato a provare la verità, è punito con la reclusione fino a due anni. La pena è aumentata se il reato è commesso da Pubblico Ufficiale”.


Niente omologazione, dunque, nessuna affidabilità dell'apparecchio elettronico nel rilevare l’infrazione e quindi niente multa conseguente.


Anzi, il giudice ha pure condannato la Prefettura Pescarese al pagamento delle spese processuali per la somma di 223 euro.

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